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Trattoria. La mia preferita. Colline vicino al mare. Da sola. Partita per 48 ore di “tutto il bene che mi posso fare”.
Mattina: buttata morta sulla spiaggia, poi, buttata morta dentro al mare.
Poi di nuovo spiaggia, poi mare. Dentro, affondo, scivolo, mi lascio.
Ora qui, tortelli maremmani da urlo. Quartino di vino rosso.
“Sola?” Mi ha chiesto il cameriere . “Sì”.
Vicino alla finestra aperta si vedono le colline. Il mare mi aspetta. Finiti i tortelli di una bontà commovente faccio la scarpetta, che lo trovo segno di benedizione, se faccio la scarpetta, cuoco, io ti benedico. Poi penso: adesso aspetto un po’, finisco il vino e poi penso al dolce. Sì.
Si avvicina il cameriere, mi toglie il piatto pulitissimo, mi guarda e: “Aspetto un po’ che finisce il vino e poi pensiamo al dolce?” Sorrido, da quando i camerieri leggono i pensieri?
E allora penso che si vede, forse, che sono qui, in questo momento, ma probabilmente anche in questa vita, a godermi tutto quello che posso. Che ogni passo è un desiderio, e quello dopo il modo per realizzarlo. Che si tratti di fare l’attrice, di raccontare una storia, di vivere in campagna o di una semplice crema catalana che viene dopo i tortelli e prima della grappa.

Ciao a tutti, godete e siate liberi. Amen.

 

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