Camilla è l’unica che mi chiama Sissi.
Camilla è Milli per me ed è mia sorella.
Sorella non di sangue, di cuore.
Sorella di vita, per dirla alla Pasolini.
Per me sorella vuol dire tante cose:
Che abbiamo condiviso lunghi e diversi periodi della nostra vita, e l’altra c’era.
Che siamo cresciute accanto, a volte nella stessa casa, nella stessa città, e poi in città diverse e lei che mi salutava da quella che era stata la nostra casa e io che piangevo a dirotto dal finestrino dell’auto che mi portava in un’altra città, in un’altra casa, lontano da lei.
Che lei è una delle poche persone al mondo con cui riesco a litigare ferocemente, discutere con passione come so fare io, incazzarmi proprio che rovescerei il tavolo sulla sua testa, sbattere le porte e fare quella cosa del silenzio impuzzolito per un po’. Lo faccio - lo facevo, ora per telefono non essendoci tavoli da rovesciare è meno divertente- lo facevo con tranquillità e divertimento, tanto il bene che ci lega non viene scalfito per niente. Per niente, incredibile. Non viene scalfita la stima, la voglia di tornare a ragionare e a litigare.
Con Milli ci siamo conosciute alla scuola di teatro a Milano e come prima cosa abbiamo condiviso una casa.
Persino un gatto abbiamo condiviso, né mio né suo, di una sua amica , lo abbiamo tenuto per una settimana nella casa a Milano . E lì tra i miagolii del gatto e le grida dei litigi sulla gestione del gatto era difficile distinguere. Il gatto era bellissimo e rossissimo e io gli volevo bene anche se facevo la distaccata. Anche lei gli voleva bene, anche se lo lasciava fuori sul piccolo balcone al terzo piano perché miagolava veramente troppo.
Sorelle siamo diventate durante la convivenza non durante la scuola .
Passavamo serate con una bottiglia di vino due bicchieri e un sacco di pensieri sulle cose della vita. Le sue, le mie, quelle del teatro che è difficile ma bellissimo perché ognuno può fare la sua strada senza dare fastidio agli altri.
Ci facevamo tutte quelle domande a cui non sapevamo rispondere e però cercavamo di capire insieme . Oppure di non capire insieme, che è ancora meglio.
Milli però capisce un sacco di cose sulle persone, le vede, ne vede e ne svela le dinamiche.
E vede bene anche me. Mi vede per come sono tutta intera, tutto compreso. E se qualcuno ci vede ci benedice, dice Hillman. E ogni volta che sceglie di starci accanto, di continuare ad accompagnare la nostra vita, rinnova la benedizione.
Lei di me dice che so riportarla alla realtà e alla concretezza delle cose, è un compito meno bello del guardare nel profondo ma ammetto che è comunque molto utile, un bagno di concretezza - una doccia Frasson di realtà.
Milli ogni tanto caccia degli urletti. Dove siamo siamo. Urletti tipo come se qualcuno le avesse pestato il mignolo di un piede. Uuuh!
Lo fa in momenti diversi, inaspettati, spesso legati a discorsi felici o attimi di allegria e soddisfazione. Ma secondo me anche perché libera un po’ di vita che spesso dentro, chiusa, non ci sta. Quel galoppo di vita, che scalpita. Quanta ne abbiamo dentro, inespressa.
Lascia uscire il suo urletto e poi si gira verso gli sconosciuti intorno: “scusate”.
In questi giorni mi accodavo io: “eh, fa così, tranquilli, va tutto bene, nessuno ha fatto nulla“.
E ridevamo.
Era tanto tempo, un tempo infinito, che Milli ed io non stavamo giorni insieme . Dal mio tempo romano di “ via Carlo Felice” che ci ha viste abitare insieme la casa dove lei ha sempre vissuto con la sua nonna : la signora Laura - e poi un sacco di cognomi, alcuni veri altri no.
La signora Laura mi voleva bene, era contenta quando salivo a casa a trovare Camilla ma non arrivava mai subito a salutarmi. Mi apriva Camilla e diceva con la faccia di quella che deve recitare la parte - a voce molto alta: "Nonna si scusa è in disordine arriva tra un po’, e si scusa anche che la casa è in disordine."
Ma sia la signora Laura che la casa erano linde e perfette.
Mangiavamo in salotto, spesso lo spezzatino cucinato da lei, in quella cucina dove nessuno poteva entrare, era il mondo della signora Laura.
Mi voleva bene la signora Laura, credo perché sapeva che a Camilla volevo un bene dell’anima. - che bell’espressione ”bene dell’anima “.
Quando sua nonna morì la mia telefonata arrivò mentre Camilla stava buttando all’aria casa e anima, per l’appunto.
Cercavo casa allora, a Roma. "Vieni qui a vivere con me. Nonna ne sarebbe contenta."
Via Carlo Felice è stato un periodo bellissimo della mia vita, anche se a Roma facevo la cameriera e tornavo a casa in bicicletta in piena notte, dopo le pulizie del locale. Ma questa è un’altra storia (che si chiama Quanto sei bella Roma da quando sono andata via). È stato un periodo bellissimo soprattutto per quella casa di Via Carlo Felice e i suoi abitanti.
Con Milli siamo d’accordo su un paio di cose e ce le siamo ricordate in questi giorni:
siamo fortunate: abbiamo saputo presto cosa volevamo fare nella vita e siamo riuscite a farlo.
la miglior cosa a cui un genitore può educare un figlio è cercare di capire cosa vuole fare, quale è la sua passione, verso cosa lo guida la sua anima, e lasciarlo libero di realizzarlo, a dispetto di tutto. A dispetto anche dei genitori stessi.
La vita di un figlio non deve avere nulla a che fare con i genitori che gliel’hanno data. Solo così si può crescere liberi e con una bella sensazione di gioia per la vita, sempre, anche quando va storta. E sono di più le volte in cui va storta, intendiamoci.
Milli parla il greco, credo sia l’unica a parte i greci, che infatti impazziscono tutti di felicità quando parla con loro.
Suona, canta e dipinge e ha fatto disegnare e colorare pure me che l’ho fatto per la prima volta e sono stata felice come una bambina che sale sulla prima giostra . O come un greco quando qualcuno parla nella sua lingua.
Questi giorni insieme sono stati un dono, ci diciamo quando ci salutiamo.
Ringraziamo, noi e chi per noi, il tempo, le cose della vita.
Grazie alle cose della vita anche quando sono dure e fetenti perché tanto - si sa - servono lo stesso.
Camilla è casa.
Ecco, questo per me è essere sorelle.
Casa è un luogo che ti accoglie, sempre, un riparo sicuro, un posto dove si sta comodi e liberi senza costrizioni, si può segretamente essere quello che si è. Un luogo dove ti rimetti in forze, ti ricongiungi, ti ritrovi. A casa ti ricordi chi sei e in cosa credi, cosa hai scelto per la tua vita e che ogni cosa che hai scelto ti ha portato dove sei.
E dove sei, stai bene.
A casa.
In questi giorni con Milli sono stata a casa. Eppure eravamo in Grecia.

Quanto hai smosso dentro di me con ciò che hai raccontato…sale un nodo in gola… dolori lontani di cui però in ogni fibra del mio corpo rimarrà sempre memoria…e che ho imparato a guardare con gentilezza…auguro a mio figlio tutto il bello di cui hai scritto…e io mi impegnerò affinché si senta libero di essere….grazie bella persona
Grazie della vicinanza d’anima, grazie bella persona