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Al Teatro Carignano in portineria, appena arriva la compagnia ospite, ci si deve presentare uno ad uno.

C’è una lista, una prima porta, una stanzina dove sta il portiere e poi un’altra porta. Tu passi la prima: Silvia Frasson, lui depenna e passi l’altra.

Ieri era la seconda sera, sono arrivata: Frasson, ho detto salutando con la mano verso il portiere, devo aver sorriso credo, sono piena di euforia ogni sera quando entro in teatro. Poi sono andata a truccarmi.

Sono risalita e tra le scale e la portineria c’era il portiere.
Sorride:” Signora SILVIA, buonasera” 
Uh. Silvia. Si ricorda il mio nome, di già. 
Mi colpisce sempre la prima volta che qualcuno mi chiama per nome. 
Che qualcuno ti chiami per nome è davvero una cosa bella, ti fa sentire a casa, e sentirsi a casa in teatro è un’emozione che per me si rinnova ogni volta.
All’uscita ho chiesto al portiere il suo nome, così da ricambiare la gentilezza. 
Si chiama Giorgio. 
Buonanotte Silvia, buonanotte Giorgio.
A domani. A domani!
E io non vedo l’ora di arrivare in teatro stasera per poter dire:”Buonasera Giorgio” e sentirmi dire “Buonasera Silvia”, e sentirmi a casa.

Che a fare questa vita da attrice in questi giorni cammino a due spanne da terra, che recitare è bellissimo, che andare tutti i giorni in teatro è stupendo, che sentire che il teatro è casa tua è un brivido.

E io ringrazio Dio che nessuno mi ha mai regalato niente .

Credo che sia questo il motivo che mi fa godere di ogni cosa come se fosse l’unica possibilità. Che di fatto, si sa mica mai quando ricapita… sono tempi duri in questo mestiere.
Ma ora a questo non ci penso, penso solo che faccio il mestiere più bello del mondo, che lo farò tutti i giorni per un altro mese e che sono felice.

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Silvia narratrice

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