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Con La Franci ci siamo conosciute quando eravamo giovani e allieve alla scuola di teatro.
Legammo da subito, va’ a sapere cosa è che avvicina, all’istante.

Abbiamo anche vissuto insieme a Milano, per un po’. 
Il nostro stare insieme era sempre accompagnato da buon cibo, buon vino e grosse questioni esistenziali, mai risolte.
Entrambe abbiamo lasciato Milano finita la scuola. Entrambe siamo tornate in terra natia. Entrambe ci chiediamo ad ogni passo se un’altra possibile scelta sarebbe stata migliore.

Sono passati vent’anni e siamo ancora qui. 
A raccontarci. A domandarci. Ad arrabbiarci. 
Con buon cibo, buon vino e grosse questioni esistenziali, cambiate, diverse, più precise, forse più dolorose, ma sempre irrisolvibili. 
Con una ricchezza in più di quando eravamo più giovani, però. 
Che, comunque vada, noi ce la facciamo
E ce la facciamo contando sulle nostre proprie mani
Resistiamo, io e La Franci.
Con passione intatta, ridendo di noi, piantando fiori anche sopra le macerie.

Ad ottobre la Franci ed io abbiamo condiviso una grave perdita, enorme, spiazzante, e ora che lo scrivo mi si stringe lo stomaco e mi viene da ingoiare, ma no, non va giù. Non ha senso scriverlo qui, non ha senso farsi domande, non ha senso che tu M. ci abbia lasciato in questa sciocca e difficile esistenza senza di te.
Ma del resto sono tante, troppe, le cose che accadono che ci sembrano senza senso.
E io, nonostante cerchi, non ho ancora trovato una strada possibile e sicura che mi porti ad accogliere tutte quelle cose che accadono nella vita e ti lasciano senza fiato. 
Senza fiato e perduta.
No, non ho ancora trovato la strada.
Ma ho trovato tanti preziosi appigli. 
Anime affini, buon vino e buon cibo, lo sguardo a perdersi nella natura, l’abbraccio di un’amica, il chiedere scusa, le storie degli altri.
E, da oggi, questa scena: 
io e La Franci che ci salutiamo in stazione, ci abbracciamo che chissà quando ci rivedremo, e ci separiamo.
Poi mi sento chiamare. Frax.
Mi volto.
La Franci urla: sei bella. 
Io rido, alzo la mano in segno di saluto e salgo sul treno. 
E penso che la Franci è parte della mia salvezza in questa vita.

Ci manchi M., ci mancherai sempre.

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Silvia narratrice

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